Dovevo temperare una stupida matita. Era da tanto che non ne temperava uno. Cercai tra i cassetti, ma non trovai nulla. Misi le mani negli stessi posti innumerevoli volte.
Finii per arrendermi.
Il giorno seguente, sulla mensola della mia camera scorsi un temperino viola. Svenii all'istante e cominciai a sognare di banchetti lungo stradine rese vive dal calore della gente, di cadute su centimetri di fango, di paradisi perduti ma non troppo, e poi ancora di strani incontri casuali e di giorni di ozio ad oscillare su un'amaca, e di templi che sembravano esser lì da sempre.
Finii per arrendermi.
Il giorno seguente, sulla mensola della mia camera scorsi un temperino viola. Svenii all'istante e cominciai a sognare di banchetti lungo stradine rese vive dal calore della gente, di cadute su centimetri di fango, di paradisi perduti ma non troppo, e poi ancora di strani incontri casuali e di giorni di ozio ad oscillare su un'amaca, e di templi che sembravano esser lì da sempre.
Sognai tutto questo, fino a svegliarmi, con un vago ricordo nella testa.
Il ricordo di un compagno, di un amico, con il quale avevo lavato i panni sporchi assieme.
degno.
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