Palomar mi dice di aver fotografato uno strano animale. Dice che sembra un piccolo verme e che si muove sul terreno come un dito che si flette e poi si stende.
Siamo gia' stanchi. Cominciamo a razionare la poca acqua che abbiamo con noi.
"Credo sia un verme. Non si muove strisciando per via delle dimensioni". Parlo senza prestare molta attenzione alla cosa.
Uno dei film che ha segnato la mia infanzia e' indubbiamente Stand by me. La storia di quattro adolescenti americani che si avventurano nei boschi circostanti la desolante provincia in cui vivono, sulle tracce di un presunto cadavere, piu' un pretesto che altro, un mezzo verso il fine ultimo della crescita spirituale. Un film genuino, diretto e con una profondita' emotiva che stordisce, arricchito da alcune scene memorabili: due su tutte: la sfrenata corsa sul ponte, e il guado della palude infestata da sanguisughe.
Ci fermiamo per una sosta vicino ad una roccia. Tiro fuori dallo zaino i terribili dolci energetici che abbiamo preso come provviste. Mi appoggio al masso per riposare un po' le gambe. In quel momento sento un lieve pizzico sull'indice della mano destra. Pongo il dito all'attenzione degli occhi che scorgono una specie di verme che sembra divertirsi a danzare sul polpastrello. Sara' lungo due o tre cm. Impiego qualche secondo per capire che in realta' non e' un verme, che non sta ballando sul mio dito, ma si sta contorcendo per conservare il giusto equilibrio per succhiarmi al meglio il sangue, essendo appunto una sanguisuga. Dico a Palomar di tirare fuori l'accendino. Lo prende dalla tasca dello zaino e l'accende vicino al parassita che gia' comincio a odiare. Il contatto con il calore lo fa saltare via.
Fosse stato per quel film, sarei morto convitno che le sanguisughe fossero sostanzialmente dei mitocondri visti attraverso la lente del microscopio. Diffidate del cinema.
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