La bassa marea scopre la gonna mostrando un sottobosco sabbioso tagliato da scanalature che sembrano fiumi visti dall`aereo. La pioggia cade lenta sul quaderno su cui sto scrivendo scrivendo, diluendo l`inchiostro che nervosamente adersice al foglio.
I grattacieli hanno soppiantato gli alberi.
In sottofondo un suono frastagliato si dissolve nell`atmosfera senza alcuna soluzione di continuita`.
In lontananza scorgo la sagoma di un vecchio. Si avvicina a passi lenti con un ombrello che non gli si addice affatto. Sono seduto su una panchina di fronte un mare putrescente. Gli ultimi scampoli di natura che lentamente agonizzano alla stregua di torri illuminate che rispecchiano il loro grigiore opulento nello specchio decadente che giace ai loro piedi.
Nell`istante in cui mi passa davanti, il vecchio si intende, lo guardo aspettando che si volti verso la sua sinistra, alla ricerca di un`espressione amichevole. Ha tutta l`aria di essersi perso nel limbo da anni.
Indossa dei sandali troppo stretti per il suo piede.
Non si volta. Mi sfila accanto indifferente a se` stesso cosi` come allo spazio cinereo che lo contiene. Fa altri cinque o sei passi e si gira. Deve essersi ricordato di aver dimenticato una cosa importante.
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