martedì 21 dicembre 2010

monitor

Due cose non dimentichero` sicuramente dell'Egypt air. Probabilmente tre.
Nei pochi istanti che precedono la partenza, dagli schermi penzolanti dal soffitto viene trasmesso un messaggio vocale accompagnato da una scritta. La voce che parla lo fa in arabo, in un tono non cosi` distante dal salmodiare, con un leggero riverbero che sa di minareto in un centro commerciale.
Questa era la prima. La seconda ha a che fare con la pubblicita` ingannevole. 
Durante la fase di imbarco a bordo, mentre i passeggeri stanno sistemando il loro bagaglio a mano in quella fase cerimoniale che assomiglia ad un tetris arruginito, nella quale in conformita` alle ristrettezze del corridoio si assumono posizioni cosi` goffe e precarie per le quali nessuno vorrebbe rivedersi dall'esterno, quando il tetris si e` trasferito dal corridoio ai vani per i bagagli, proprio in quell'istante cominciano a scorrere le immagini di uno spot pubblicitario della compagnia. In una fantomatica prima classe dagli spazi siderali, che contera` al massimo dieci posti in tutto, c'e` un corpulento uomo di colore dall'inestinguibile piglio manageriale, che padroneggia la tastiera alla stregua del miglior Kerouac - come rivelatomi da un confidente che indichero` con AB per questioni di privacy, piu` che come scrittore, il beater deve la sua fama all'epilessia delle sue dita, capaci di portare a termine la prima stesura di On the road in appena tre giorni- fino a quando, colto da un improvviso sonno letargico, ripone il pc nell'apposito spazio accanto al sedile e, dopo aver steso lo schienale parallelamente al pavimento, si sdraia su un lato come una dolce creatura che tutti vorrebbero accudire. 
E nel momento in cui tutti pensano che la pubblicita` sia terminata, ecco il prestigio: dalla parte destra dello schermo, come attivata da un sesto senso materno, ecco comparire una splendida hostess che copre con premura il cucciolo 190 cm x 100 kg con una plaid dal colore incerto.

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