Vaghiamo in un remoto mercato locale, a pochi chilometri dalla Cina. Sono in compagnia di Cosimo, conosciuto lungo la strada verso il Mekong, alla volta del Laos. Un fiorentino verace, dallo sguardo penetrante e al contempo caloroso, con un baffo folto e prominente che ti stampa immediatamente il suo volto nella memoria.
Vaghiamo come stranieri che giocano a non fare i turisti in un luogo che ancora riesce a nascondersi dagli sguardi in cartolina dei voyeur.
C'e' stato un incendio che ha devastato un capannone che conteneva molta merce da vendere, un vero e proprio disastro per l'ecoomia dei locali. Ci guardiamo intorno, vorremmo fare delle foto esclusivamente per testimoniare l'evento, ma la coda di paglia dello sciacallo ci fa tentennare.
Dopo un po' ci sblocchiamo e cominciamo a fare qualche scatto. Guardo un signore alla mia sinistra, ci sorridiamo. Gli faccio segno con la macchina fotografica a chiedergli il nulla osta per immortalarlo. Mi sorride nuovamente, ma respinge la rischiesta. Mi giro e vedo Cosimo che si avvicina. Metto il copri obbiettivo alla macchina e mi dirigo verso di lui.
"Il tipo mi ha rifiutato lo scatto".
Cominciamo a parlare a riguardo. Mi racconta di quanto gli risultasse difficile fotografare i volti fino a qualche anno fa, ma il discorso si interrompe di fronte a un banchetto di frutta.
Passano circa dieci giorni.
Mi trovo in Vientiane di nuovo in compagnia di Palomar. Mi sto aggiornando sui suoi ultimi giorni di viaggio scorrendo rapidamente le sue istantanee. mi soffermo a lungo sulla successione di volti dei turisti assiepati sul Phu si, la collina con i templi di Luang Prabang, volti in attesa del tramonto come se fsse un concerto.
Continuo a muovere il cursore destro fino a giungere ad un'immagine che innesca dentro di me una sorta di fusione, elementi indipendenti che fluttuavano liberamente in un ipotetico spazio animato, sono improvvisamente soggetti ad una mutua attrazione che li porta ad adagiarsi sublimamente nell'irregolarita' dell'altro in un congegno perfetto per un solo istante, un istante appena, tanto e' il tempo concesso alla perfezione, per poi deflagrare invadendomi le interiora di un'energia che sa di droga perfetta.
L'esplosione esterna si manifesta immediatamente all'esterno er mezzo di un grido misto a risata che contagia Palomar, facendogli intuire cosa sta accadendo.
Nel piccolo schermo della nikon d3100 appare l'immagine di un uomo con un cappello a tesa larga verde, che indossa una maglietta grigia con la scritta peace, e sul cui viso spiccano due occhi penetranti e calorosi e un baffo e prominente che ti stampa immediatamente il suo volto nella memoria.
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