giovedì 24 febbraio 2011

Deus ex machina

Cerco uno sfogo verde all'interno dell'omogenea distesa di cemento di Bangkok. Dispiego la cartina e adocchio un quadratino 4 km circa a NE di dove mi trovo in quel momento. Fermo varie persone per strada per poter attuare un sondaggio circa l'autobus da prendere, dando successivamente fiducia alla maggioranza relativa rispetto al computo totale delle opinioni registrate.
Mi piazzo in fermata ad attendere il 44. Cinque minuti dopo i miei piedi non toccano piu' terra. Mostro la mappa alla tipa che fa i biglietti, indicandole quello sputo d'erba che vado cercando come aria sulla luna. Mi guarda perplessa. A mia volta la guardo perplesso per la sua perplessita', lei ci pensa qualche secondo in cui i nostri sguardi non si comunicano praticamente nulla, e poi decide di chiamare in causa il capo della baracca, il conducente.
Mi siedo pensando che di li' a pochi istanti la donna sarebbe tornata per restituirmi la cartina e farmi intendere che mi avrebbe fatto un segno al momento della fermata a cui sarei dovuto scendere. I due iniziano a parlare concitatamente, sembra quasi che stiano discutendo sulla questione. La cosa si protrae per due minuti sostanziosi. Ad un tratto la tipa si gira verso di me, stavolta penso e' fatta, hanno risolto, ora viene da me e mi da qualche segno, qualcosa di minimamente riconducibile ad un'espressione di comprensione, ma l'illusione dura appena il tempo di vederle roteare il capo verso la sua destra, alla ricerca di un ulteriore aiuto esterno per sviscerare la questione.
E' in questo momento che entra in gioco il terzo uomo, che se ne sta li', sornione, seduto al primo posto della fila di sinistra. Da l'aria di essere un esperto in tema di indicazioni stradali, una sorta di mentore a cui il duo guidatore-bigliettaia si affida solo dopo troppi tentennamenti e vicoli ciechi, un po' come le soluzioni degli indovinelli a cui ti affidi solo quando davvero senti di esserti arreso.
Sulle prime il terzo uomo non si avvicina, parla a distanza. Quando dopo un minuto, e a questo punto ne sono gia' trascorsi 5 da quando la giostra e' in movimento, vedo il mentore alzarsi dal posto, un velo di kafkiana fattura investe tutta la mia speranza di un disincanto totale.
Adesso che sono in tre, si discute animatamente della questione con periodiche e sporadiche cadute d'intensita' dovute al fatto che uno dei tre mi sta fissando anche solo per un istante, mai nello stesso momento, guidatore compreso attraverso lo specchietto retrovisore. I minuti passano e sento trasformarmi in qualcosa di burlesco, un buffo uomo a cui capitano cose buffe e improbabibli, dieci minuti seduto li' a far finta di guardarmi intorno in attesa del responso dell'oracolo.
Ma quando tutto ormai sembra perduto, ecco che fa la sua comparsa in scena il deus ex machina.
Seduta a meta' strada tra me e il terzo uomo sta una signora che si rivela una buona conoscitrice d'inglese. Si avvicina al trio che nel frattempo non ha ridotto minimamente la vigorosita' della conversazione, e in fondo sono davvero sorpreso della capacita' di un gruppo di persone di saper riempire cosi' abilmente uno spazio temporale di dieci minuti con un discussione circa una semplice indicazione stradale, cosi' sorpreso che quasi l'ammiro, ammiro la naturale vigorosita' che continuano a mantenere alta anche nel momento in cui, appunto, si avvicina il DEM, che si unisce ai tre mantenendosi estranea ad un certo tipo di animosita'.
Ovviamente passano altri cinque minuti, prima che il DEM si avvicini con lo sguardo cdi chi sta per darti una notizia risolutiva, e mi dice che il parco dove mi sto dirigendo in realta' sono i giardini residenziali del re, o qualcosa di simile, e che non e' consentito l'accesso agli estranei.

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