Maverick sta finendo di preparare lo zaino. Tra pochi minuti ci congederemo. Lo osservo sistemare le cose con una sensazione di tristezza che ha due volti. Da un lato il dispiacere, nel senso classico del termine, dopo due settimane trascorse davvero bene assieme, dall'altro l'inevitabile innesco di un meccanismo di nostalgia nei confronti di cio' per cui Maverick rappresenta un naturale legame d'associazione, Itaca.
Dal primo respiro che ricordo di aver fatto, il ritorno e' sempre stato il pezzo forte del viaggio.Salire per poi riscendere, altrimenti che senso ha?
Palomar ci attende nell'internet cafe'. Mi siedo accanto a lui per vedere a che punto e' il trasferimento delle foto.
"Guarda qua che tristezza", dice Palomar.
Manda in riproduzione un filmato tratto da una trasmissione di mediaset. Lo schermo e' diviso a meta'. Da una parte il susseguirsi di personaggi famosi che esprimono tutta la loro patetica gioia per il ritorno in tv di Francesco Nuti, che nell'altra meta' dello schermo piange disperato, un pianto davvero reale e drammatico, reso ancora piu' tragico dalla sua incapacita' di parlare.
Pochi minuti ancora e il trasferimento e' completato. Maverick si carica sulle spalle lo zaino. Attraversiamo la strada e fermiamo un taxi. Si toglie lo zaino e lo carica nel portabagagli.
Osservo Palomar e Maverick abbracciarsi.
Mi hanno sempre commosso gli abbracci altrui, potrei scrivere un libro su un abbraccio che ho visto una volta in chiesa, tra due amici. Ma quella e' un'altra storia.
Osservo Palomar e Maverick abbracciarsi.
Mi hanno sempre commosso gli abbracci altrui, potrei scrivere un libro su un abbraccio che ho visto una volta in chiesa, tra due amici. Ma quella e' un'altra storia.
Mentre ci stringiamo, gli ricordo del piccolo timone. Maverick sale in macchina e chiude lo sportello. Passo la mano lieve sulla carrozzeria che riveste il portabagagli, un ultimo contatto prima di chiudere anche questa parentesi.
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