martedì 15 febbraio 2011

Hat Yai

L'imaptto con la Thailandia e' tra i peggiori. Tre elementi dominanti subito in vista: stupidita', risse, lascivia. 
Arriviamo alla stazione di Hat Yai la sera dell'ultimo dell'anno, al termine di un noioso viaggio in treno, reso vivo esclusivamente dalla conversazione con un malese sessantenne che nonostante la presenza della moglie continua a dilungarsi in racconti che riguardano la bellezza del turismo sessuale in Thailandia, ponendo l'accento sui ladyboy. 
Tre punti di sospensione.
Ci accoglie una vaga foschia, che si mischia con il fumo dei botti di capodanno. 
Chiediamo a dei poliziotti indicazioni stradali mostrandogli la cartina che abbiamo con noi. All'inizio ci si mettono   
in due. Poi ne arrivano altri tre. Dopo cinque minuti ci sono sette uomini in divisa intorno a noi che confabulano circa i massimi sistemi stradali. Capisco che non ne caveremo granche', ragion per cui li ringrazio e mi faccio restituire la guida. 
Giunti alla guesthouse, scarichiamo i pesi dalle nostre spalle e ci buttiamo in strada per mangiare qualcosa. Ci fermiamo ad un chiosco all'angolo tra due vie. Dall'altro lato un po' di gente e' radunata davanti ad un locale che ha tutta l'aria di essere un negozio parrucchiere. Ballano strusciandosi, con le ragazze che ridono davvero come galline, e un ragazzo ogni 2-3 minuti emette degli strani versi che vorresti sparagli per farlo smettere.
Scusate l'intolleranza, ma capireste.
Continuiamo a mangiare con accanto il fratello indiano di Johnny Depp, senza gli incisivi superiori -dice qualcuno  per questioni di fluidita'- e l'unica cosa che manca a questo punto e' essere sorpresi dalle grida di un gruppo di teenthaipunks che rincorre un teenthaipunk facile vittima delle violenze del branco, dal quale emerge un essere che fotografa esattamente la fase intermedia della trasformazione di un uomo in un lupo mannaro, capace di sferrare un pugno volante al malcapitato ttp, e dietro tutti gli altri a dare calci e pugni, ma alla fine per fortuna la preda riesce a dileguarsi dalle grinfie del mutante e degli altri furetti. 
Finiamo di mangiare e facciamo una passeggiata lungo la strada, serpeggiando nella calca come virus stanchi di infettare. 
Incontriamo nuovamente il tipo del treno, il fanatico dei ladyboy, e dopo aver indugiato nell'osservare un altro gruppetto di ttp pacifici che con fare narcisistico posa per i flash curiosi di turisti e indigeni, decidiamo che e' sin troppo e corriamo a nascnderci nel bunker in attesa del fuoco implacabile della mezzanotte.

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