lunedì 14 marzo 2011

Pret a porter

La voce e' di quelle smunte e contratte da pomo d'adamo rialzato ad adagiarsi su una pappagorgia che immagino priva di peli. 
La voce di lui. 
La voce di lei e' di quelli soavi e leggermente eccitanti da gatta morta che accentua decisamente una lieve ubriacatura. 
Passi e porte che sbattono si susseguono nel corridoio. La curiosita' mi spinge a lavarmi i denti, un pretesto assecondato oltre la noncurante pigrizia che rovina le bocche di tanti giovincelli.
Esco dalla porta e mi dirigo al bagno. Il lavandino piu' distante ospita una borsa antiquata e noiosa dalla fantasia che piace tanto a un certo tipo di zie alla lontana, di quelle con un neo peloso sulla punta del naso che raschieresti via volentieri con una raspa arruginita, una volte per tutte. Nell'altro lavandino giace lo specchio che normalmente la gente usa per la pulizia del naso mattutina. Nel mezzo sta la donna dalla voce soave, si specchia assumendo le tipiche posizioni di chi si sta provando un vestito ocra da impiegato che abusa di lsd, con il tipo dalla voce strozzata che le da consigli come un commesso di un negozio prossimo alla liquefazione.
E' l'una di notte. L'allucinato provino sta avvenendo nel bagno della new merry guesthouse. Chiedo gentilmente alla donna di trasferire altrove la borsa. Mi avvicino al lavandino e comincio ad osservare la scena di riflesso, mentre mi lavo i denti. Alterno la messa a fuoco fra la coppia e la superficie di vetro. 
Mi lavo i denti come mai nella mia vita, cerco di prender tempo per poter osservare il piu' possibile quella straordinaria performance. Saro' gia' alla decima pulita dei molari superiori, quando i due escono dal bagno e si dirigono verso la camera di lei. Sciacquo rapidamente la bocca e rientro in stanza, pronto per dormire. Attraverso il muro continuano a giungere le voci dei due che discutono animatamente di orari, con la donna che di tanto in tanto sembrerebbe nominare la parola polizia.

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