Ruoto il bastoncino varie volte su se stesso. E' rivestito con uno stralcio di giornale che lo taglia in diagnonale di un angolo prossimo ai quarantacinque gradi. Su uno dei due lati scorgo un bel viso maschile dai tratti orientali. Mi giro verso destra e fisso per qualche secondo un uomo dall'eta' indefinibile. La sclera dei suoi occhi e' solcata da fiumi rossi che hanno definitivamente rotto gli argini. Altre tre o quattro persone hanno il viso stravolto come lui, non di piu'.
Ritorno a proiettarmi sull'oggetto che stringo in mano, cerco di mettere a fuoco l'assurdo che sto vivendo, ma l'unico pensiero che mi vibra in testa e' che il belloccio dagli occhi mandorla non e' altro che il fratello di James Spader. James Spader , il protagonista di Stargate e di Crash. Chiarisco a me stesso che e' del tutto probabile che siano stati partoriti da due madri diverse, ma che il proprietario del seme sia lo stesso. Il delirio consuma parte della mia energia cerebrale, e sento un sonno che progressivamente mi scioglie, e parallelamente avverto un relativo senso di colpa per il disinteresse che il torpore crescente sta palesando.
Mi stiro la schiena, cerco lo sbadiglio, bevo, insomma metto in pratica tutta una serie di azioni che mi permetta di superare il sonno e di conseguenza il senso di colpa.
Seduto accanto a me c'e' Kukiet. Quando mi giro per guardarlo, mi accorgo che sta dormendo.
Seduto accanto a me c'e' Kukiet. Quando mi giro per guardarlo, mi accorgo che sta dormendo.
Kukiet, il cinquantenne thailandese che ha accolto me e Kemal nel tempio con la gentilezza del miglior ospite delineandoci alcuni aspetti fondamentali della cosmologia buddista, una persona cosi' gentile e amorevole che non riusciresti mai ad immaginartelo compiere azioni deplorevoli, ha il mento appoggiato sul petto, prossimo al russare al funerale del fratello.
Il bastoncino che ho in mano va deposto un una cesta assieme a tutti gli altri, e da quel che ho capito la sua funzione nella cremazione e' la stessa che ha il pugno di terra lanciato sopra la bara durante la sepoltura.
Il sonno di Kukiet dura appena trenta secondi. Una porzione di tempo sufficiente a spiegare tante cose. Dopodiche si sveglia e in automatico giunge le mani e riprende a pregare. Dopo qualche minuto ci alziamo per andare a riporre i bastoncini nell'apposito urna. La gente comincia a radunarsi in gruppetti per andar via. Kukiet ci saluta, e' tra i prmi a congedarsi. Dice che deve tornare a Chiang Mai, non so bene per cosa. Osserviamo le persone salutarsi come se fosse finito un pranzo di nozze. Ci avviamo al cancello. Nel frattempo dalla ciminiera ancora nessun segnale di grigiore umano.
Scruto a più riprese in senso orizzontale il mio imac all-in-one e tiro un sospiro di sollievo che parte dal naso ed esce dalla bocca mentre apprendo che sei vivo e vegeti anche se dotato di quella simpaticissima espressività che ahimè digitando eserciti ta
RispondiEliminaSilvia