E' da un'oretta circa che camminiamo alla ricerca del posto. L'ultima serata con Maverick sta scorrendo via tra spostamenti continui da una parte all'altra di Bangkok. In lontananza osserviamo i grattacieli, cercando d'intuire quale possa essere la nostra meta.
Non sappiamo granche' del posto, al di fuori dell'indirizzo e del fatto che si trova al 59esimo ed ultimo piano di un grattacielo.
Ogni palazzo che lentamente si avvicina a noi semrba essere quello buono. Ne passiamo una decina di questo tipo.
E' l'una passata.
Il locale si trova all'interno di un hotel, di cui scordiamo in continuazione il nome. Le macchine che ci scorrono a fianco sono prevalentemente taxi alla ricerca di turisti sperduti e confusi. Alla terza o quarta volta che tiro fuori la guida per cercare il nome dell'albergo, ce lo ritroviamo improvvisamente alla nostra destra.
Valichiamo il cancello e percorriamo la strada che conduce all'entrata del grattacielo, nonostante dei tipi ci abbiano avvertito del fatto che il locale ha chiuso all'una. Decidiamo di entrare facendo finta di essere ospiti dell'albergo. Ci dirigiamo alla sala ascensori. Ne prendiamo uno con la numerazionefino al 32esimo piano. Meglio di niente. Nel giro di pochi secondi arriviamo a destinazione. Scendiamo. La lussuosita' del luogo e' cosi' attrattiva che cominciamo a vagare per i corridoi di quel piano, fino a quando casualmente troviamo una seconda zona ascensori.
I numeri in cabina arrivano fino al 58, che per noi ancora non e' sufficiente. In ogni caso saliamo a bordo. Scendiamo e cominciamo a cercare una spinta verso l'alto. Nascosta dietro una colonna appare una porta semipaerta. Un giallo che sa molto di ingresso autorizzato ai soli addetti campeggia sulle pareti e sulle porte dell'atrio. Scoviamo altri tre ascensori. Prendiamo quello al centro. Sembra un po' il gioco delle tre porte. Premiamo la freccia verso l'alto.
Usciamo dalla cabina e veniamo attratti verso una porta da cui traspare un'ombra magnetica.
L'apriamo.
Delle lievi luci soffuse arancioni illuminano la scena. Decine di tavolini gia' sistemati per il giorno seguente stanno in prossimita' dei gigantesche vetrate che rifrangono e riflettono le infinite luci della citta'.
Mi viene in mente una canzone. Il ritornello fa piu' o meno cosi'.
E scommetto che,
RispondiEliminaironia della sorte,
inizia proprio così.